«Col drone posso irrorare?» è la domanda più frequente dell'agricoltura di precisione italiana, e anche la più fraintesa. La risposta non è né «sì» né «no»: c'è un divieto generale, due canali di deroga con presupposti precisi, un canale sperimentale scritto in legge ma non ancora operativo, e una serie di lavorazioni con il drone che il divieto non tocca. Questa guida mette in fila cosa dice la norma, articolo per articolo.
Contenuto informativo, non parere legale. La disciplina dell'irrorazione con UAS dipende da un decreto attuativo non ancora adottato e da atti regionali che cambiano da Regione a Regione: prima di ogni campagna verificate lo stato normativo con il servizio fitosanitario regionale competente.
Il punto di partenza: il divieto di irrorazione aerea
L'art. 13 c. 1 del D.Lgs. 14 agosto 2012, n. 150, che attua la Dir. 2009/128/CE sull'uso sostenibile dei pesticidi, dice: «L'irrorazione aerea è vietata». L'art. 3 c. 1 lett. i) la definisce come l'applicazione di prodotti fitosanitari «da un aeromobile (aereo o elicottero)». Il drone è un aeromobile senza equipaggio, e il legislatore lo tratta come tale: l'art. 13-bis, di cui si dice sotto, ammette l'«irrorazione aerea con sistemi aeromobili a pilotaggio remoto» proprio «in deroga alle norme vigenti».
Chi irrora senza le autorizzazioni dell'art. 13 è punito con la sanzione amministrativa da 20.000 a 100.000 euro; la stessa sanzione vale per chi le ha ma non ne rispetta le prescrizioni (art. 24 cc. 8 e 9).
I canali per irrorare con un drone
| Canale | Base | Presupposti | Cosa consente |
|---|---|---|---|
| Deroga regionale | Art. 13 cc. 2-8 D.Lgs. 150/2012 | Autorizzazione della Regione o Provincia autonoma, previo parere favorevole del Ministero della salute, «solo in casi particolari»: assenza di alternative praticabili o vantaggi evidenti per salute e ambiente, prodotti già autorizzati per l'impiego aereo, operatore formato, condizioni fissate caso per caso (colture, prodotti, aree, meteo, informazione della popolazione) | Trattamenti nelle condizioni dell'autorizzazione |
| Sperimentazione triennale con UAS | Art. 13-bis D.Lgs. 150/2012, inserito dall'art. 6 della L. 2 dicembre 2025, n. 182 | SCIA al servizio fitosanitario regionale con relazione agronomica asseverata; utilizzatore professionale formato; terreni, colture, organismi nocivi e prodotti fissati da un decreto interministeriale | Irrorazione con UAS su terreni agricoli per tre anni dal 18 dicembre 2025, quando il decreto sarà adottato |
| Permesso per prove a fini di ricerca | Art. 54 Reg. (CE) 1107/2009 | Permesso del Ministero della salute su protocollo sperimentale | Solo esperimenti e prove di ricerca, con quantitativi e aree limitati; non è un titolo per trattamenti come servizio |
Tre precisazioni che evitano gli errori più comuni.
La prima: la deroga ordinaria la rilascia la Regione, non il Ministero della salute. Il Ministero esprime il parere vincolante e autorizza i prodotti per l'impiego aereo; il permesso dell'art. 54 Reg. 1107/2009 è un altro istituto, pensato per la ricerca. Le indicazioni operative della DGISAN del Ministero della salute del 21 novembre 2024 sulle prove con drone riguardano solo quest'ultimo.
La seconda: l'art. 13-bis è in vigore, ma oggi non è utilizzabile in pratica. Il c. 1 dice che l'irrorazione con UAS «è consentita, in deroga alle norme vigenti e in via sperimentale»; il c. 2 lett. b) chiede però un operatore formato «conformemente a quanto disposto dal decreto di cui al comma 3», il c. 3 rinvia allo stesso decreto (MASAF di concerto con MASE, Salute e MIT, da adottare entro novanta giorni, quindi entro il 18 marzo 2026) la scelta di terreni, colture, organismi nocivi e prodotti, e il c. 4 vuole una relazione agronomica «asseverante il rispetto delle condizioni di cui al presente articolo». Il decreto non risulta pubblicato in Gazzetta Ufficiale: senza di esso le condizioni da asseverare non esistono. Il triennio di sperimentazione decorre comunque dal 18 dicembre 2025. Per l'irrorazione su parchi e aree protette serve in ogni caso l'autorizzazione dell'ente responsabile (c. 6).
La terza: il drone non sana l'etichetta. L'art. 13 c. 2 lett. b) ammette solo prodotti autorizzati per l'irrorazione aerea, e chi usa un prodotto fuori dalle prescrizioni dell'etichetta risponde anche dell'art. 3 c. 3 D.Lgs. 69/2014 (da 35.000 a 100.000 euro). L'elenco dei prodotti ammessi nella sperimentazione è uno dei contenuti affidati al decreto dell'art. 13-bis c. 3.
A livello europeo la Commissione ha proposto di modificare la Dir. 2009/128/CE per consentire agli Stati membri una deroga generale per alcuni tipi di drone, con prodotti autorizzati esplicitamente per l'applicazione con drone (COM(2025) 1021). È una proposta legislativa: finché non è approvata e recepita, il quadro resta quello descritto.
Cosa il divieto non riguarda
Il divieto dell'art. 13 riguarda l'applicazione di prodotti fitosanitari, cioè i prodotti definiti dall'art. 2 del Reg. 1107/2009 e dall'art. 3 c. 1 lett. a) del D.Lgs. 150/2012: quelli che contengono o sono costituiti da sostanze attive (che per l'art. 2 par. 2 del Reg. 1107/2009 comprendono i microrganismi), destinati a proteggere i vegetali dagli organismi nocivi, a influire sui processi vitali dei vegetali (diversi dai nutrienti), a conservare i prodotti vegetali o a controllare la vegetazione indesiderata.
Restano fuori dal divieto, e quindi si possono fare con il drone nel rispetto della sola disciplina aeronautica:
- mappatura e monitoraggio (indici di vegetazione, stress idrico, conte);
- semina e spandimento di materiale che non è un prodotto fitosanitario, come i prodotti fertilizzanti disciplinati dal Reg. (UE) 2019/1009;
- lancio di macrorganismi utili (ad esempio insetti parassitoidi), che non sono sostanze attive ai sensi del Reg. 1107/2009.
Attenzione al confine: un formulato a base di microrganismi, come quelli a base di Bacillus thuringiensis, è un prodotto fitosanitario e ricade nel divieto. Il criterio è la natura giuridica del prodotto, non il fatto che sia «biologico».
Anche fuori dal divieto fitosanitario, ogni rilascio di materiale dal drone richiede la categoria specifica: la categoria aperta esclude il trasporto di merci pericolose e il rilascio di qualsiasi materiale (art. 4 par. 1 lett. f) Reg. (UE) 2019/947). Per le operazioni agricole ENAC ha pubblicato l'AltMoC IT-UAS-2026-002, che ammette il rilascio di materiale connesso ad attività agricole, orticole o forestali e ricorda che l'operatore resta tenuto alle norme sui prodotti fitosanitari (vedi Mettersi in regola con un drone agricolo).
Gli obblighi che valgono quando il trattamento c'è
Quando un trattamento fitosanitario viene eseguito, con il drone in un canale autorizzato o con mezzi a terra, valgono comunque:
- il certificato di abilitazione all'acquisto e all'utilizzo per chi usa il prodotto (art. 9 D.Lgs. 150/2012); senza, la sanzione va da 5.000 a 20.000 euro (art. 24 c. 1);
- il registro dei trattamenti dell'art. 16 c. 3 D.Lgs. 150/2012, da compilare entro il periodo della raccolta e comunque entro trenta giorni dal trattamento, con le regole dell'art. 16 c. 4 per i contoterzisti;
- il formato elettronico leggibile meccanicamente del Reg. di esecuzione (UE) 2023/564: per i trattamenti in Italia i registri vanno convertiti entro il 31 dicembre 2026 (D.M. MASAF 30 dicembre 2025; vedi Quaderno di campagna digitale);
- le prescrizioni dell'etichetta, a partire dalle frasi SPe e dalle fasce di rispetto (vedi Frasi SPe e fasce di rispetto);
- per le api, i limiti e divieti che ogni Regione fissa per i trattamenti in fioritura (art. 4 L. 313/2004) e le indicazioni dell'etichetta (SPe 8). Il PAN (D.M. 22 gennaio 2014, par. A.5.6.2) contiene un divieto espresso in fioritura solo per insetticidi e acaricidi sulle alberate stradali: sulle colture la tutela dei pronubi passa da etichetta e norme regionali.
E resta dovuta tutta la parte aeronautica: autorizzazione operativa in categoria specifica, manuale delle operazioni, attestati, assicurazione, registri.
In pratica: la domanda giusta prima di ogni lavorazione
Non «il drone può irrorare?», ma: questo prodotto, su questa coltura, in questa Regione, oggi, con quale titolo? Se la risposta non è un documento (autorizzazione regionale, SCIA quando il canale sarà operativo, permesso di ricerca), il trattamento fitosanitario non parte. Se lo è, partono con lui gli obblighi di registrazione.
Come Certifly tiene insieme i due binari
Certifly gestisce nello stesso flusso di missione il binario aeronautico (autorizzazione con l'AltMoC agricolo, manuale delle operazioni, attestati e scadenze del team, semaforo GO/NO-GO prima del volo) e quello fitosanitario (prodotti dal catalogo del Ministero della salute con avviso di revoca, SCIA e relazione agronomica predisposte per l'art. 13-bis, registro dei trattamenti esportabile sul tracciato AGEA del quaderno di campagna).
Bibliografia
Fonti primarie
- D.Lgs. 14 agosto 2012, n. 150, artt. 3, 9, 13, 13-bis, 16, 24. Normattiva
- L. 2 dicembre 2025, n. 182, art. 6. Normattiva
- Direttiva 2009/128/CE, artt. 3 e 9. EUR-Lex
- Reg. (CE) 1107/2009, artt. 2, 54, 55. EUR-Lex
- D.Lgs. 17 aprile 2014, n. 69, art. 3. Normattiva
- Reg. di esecuzione (UE) 2023/564, registri dei trattamenti. EUR-Lex
- D.M. MASAF 30 dicembre 2025, conversione elettronica dei registri. Gazzetta Ufficiale
- D.M. 22 gennaio 2014, Piano d'azione nazionale (PAN). Gazzetta Ufficiale
- L. 24 dicembre 2004, n. 313, art. 4. Normattiva
- Reg. di esecuzione (UE) 2019/947, art. 4. EUR-Lex
- Reg. (UE) 2019/1009, prodotti fertilizzanti. EUR-Lex
- Proposta COM(2025) 1021 della Commissione. EUR-Lex
Prassi e documenti istituzionali
- ENAC, AltMoC IT-UAS-2026-002, operazioni UAS agricole, orticole e forestali. ENAC
- Ministero della salute, DGISAN, indicazioni operative del 21 novembre 2024 sul permesso di sperimentazione dell'uso di prodotti fitosanitari mediante drone
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